La Santa Inquisizione in diretta RAI
di Riccardo Latini · Autore
Martedì a “BellaMa’” Pierluigi Diaco ci ha regalato un esempio virtuoso di come si fa giornalismo in Italia. L’ospite del giorno era Alberto Ravagnani, influencer, scrittore, ballerino a "Ballando con Le Stelle”, ex sacerdote e molto altro. Nell’ultimo libro, “la scelta”, Ravagnani racconta la sua vita e le profonde motivazioni che l’hanno portato ad abbandonare il sacerdozio.
Devo decidere se l’intervista sia stata esilarante o raccapricciante. Per alcuni minuti, Diaco riporta in vita la Santa Inquisizione e inizia a torturare il povero Ravagnani con domande allucinanti. L’interrogatorio ruota attorno a due quesiti che potremmo riassumere in “sei gay?” e “hai già scopato, ora che puoi? E in tal caso, con chi? Quindi sei gay?”.
L’inquisito, com’è naturale che sia, si sente a disagio. Afferma di essere attratto dalle donne; poi, alla domanda sulle esperienze sessuali, preferisce non rispondere. Ma non ha ben capito, il nostro Ravagnani, che non si esce dagli studi della Rai senza prima aver abiurato. Il “giornalista” continua a incalzare Ravagnani sulla sua sessualità.
“Dai Ravagnani… noi siamo curiosi!”.
Nello studio si respira un clima d’imbarazzo crescente. Diaco sembra rendersene conto, e in un raro momento di lucidità gli chiede:
“ma tu, un confronto in televisione così, l’hai mai avuto?” Ravagnani risponde di no. “Eh, visto?” replica l’altro, sostenuto da una risata isterica del pubblico e dalle tre percussioni tipiche dei cabaret, di quelle che chiudono le freddure.
Non si capisce bene cosa avesse voluto intendere con quel “visto”.
Visto? Non mi vuoi dire con chi vai a letto, allora hai qualcosa da nascondere.
Visto? Di certo sei gay.
Visto? Così si fa il mestiere del giornalista: guarda come sono bravo a metterti in difficoltà. Visto? Lo sapevo che hai abbandonato il sacerdozio “per rincorrere la vanità attraverso la televisione”.
E queste sono parole uscite dalla sua bocca. A sentire l’intervista, sembra che per Diaco non vada bene che un personaggio pubblico preferisca mantenere la riservatezza su certi temi. È evidente che le domande inopportune servono a preparare lo scoop.
Nel 2026 non basta che un sacerdote abbandoni la toga per dissonanza spirituale. Deve esserci altro. Deve esserci attrazione omosessuale.
Il ragionamento di Diaco, in fondo, è piuttosto semplice. Ravagnani nasconde qualcosa, e quel qualcosa riguarda necessariamente la sua sessualità. Se confessa, avremo una conferma; se nega, probabilmente sta mentendo; se non risponde, il silenzio parlerà da sé. È una meravigliosa ipotesi non falsificabile: ovunque si giri, l’interlocutore si troverà con le spalle al muro. Sarà impossibile per lui smentire; la conclusione è già stata stabilita e qualsiasi sua parola aiuterà a confermarla.
Fa sorridere ripensare alle dichiarazioni di Diaco rilasciate in un’intervista al Corriere della Sera nel 2017: “non credo nelle definizioni. La sessualità è un dettaglio della personalità, non una patente d’identità”.
Martedì Ravagnani ha risposto con una calma ascetica alle provocazioni del giornalista, sottolineando come l’intervista facesse leva solo sull’aspetto sessuale ignorandone molti altri. E Diaco, magicamente, non si è trovato d’accordo.
Ravagnani potrebbe essersi sentito “ghettizzato” proprio come lo stesso Diaco, quando nel 2008 fu interrogato da Donatella Rettore sul suo orientamento sessuale, in diretta televisiva.
“No”, rispose, contestando il fatto di essere chiamato a pronunciarsi pubblicamente su una questione tanto personale.
Nove anni dopo avrebbe sposato il suo attuale compagno. Questo significa che aveva mentito? Naturalmente no. Significa, piuttosto, che una risposta data in quel momento non può essere trasformata in una definizione permanente della propria identità.
Vittima di una squallida insistenza, Diaco è diventato il carnefice della violenza sulla riservatezza.
Ma ciò che è più sconcertante è che io e te, lettore, assieme a milioni di italiani, paghiamo il canone Rai e il conduttore stesso per subire delle oscenità come questa. Diaco se la caverà benone; ormai ci ha fatto la forma del fondoschiena sulle poltrone della Rai. La vicenda finirà così com’è iniziata, nella migliore delle ipotesi Ravagnani riceverà delle scuse “dal profondo del cuore”.
Non ci resta che ridere, ridere per non strapparsi le orecchie.
